Il Decreto Crescita ha cambiato le carte in tavola per quanto riguarda le detrazione per le ristrutturazioni edilizie. Questo significa che quel decreto tanto discusso ha portato a delle novità importanti e concrete per chi intende riqualificare la propria casa, sostituire gli infissi, installare una nuova caldaia, realizzare un impianto fotovoltaico e via dicendo. Cosa cambia? Ebbene, riassumendo al massimo, possiamo dire che, per effetto del Decreto Crescita, il cittadino che effettua delle ristrutturazioni o dei lavori in casa è messo davanti a una scelta su come godere dei bonus, optando per lo sconto sul prezzo finale o sulla cessione del credito d’imposta.

I lavori in casa per cui è possibile richiedere lo sconto o la cessione del credito d’imposta

Per le misure antisismiche su costruzioni adibite ad abitazione o ad attività produttiva, è possibile optare solamente per lo sconto. Per gli interventi per il risparmio energetico ‘non classificato’, è invece possibile ottenere solo la cessione del credito. Diversamente, invece , c’è un’ampia gamma di interventi per i quali ognuno di noi può scegliere tra lo sconto e la cessione del credito d’imposta. Parliamo nello specifico degli interventi per il risparmio energetico “qualificato”; delle misure antisismiche su parti comuni di edifici condominiali,  combinate o meno con degli interventi di riqualificazione energetica; infine, dell’acquisto di unità immobiliari demolite e ricostruite. Per tutti questi lavori è possibile scegliere tra le due modalità di detrazione. Ma quale delle due modalità è maggiormente conveniente?

Sconto o detrazione?

Sulla carta, lo sconto sembra sempre più conveniente. Questo perché deve essere pari all’ammontare della detrazione: questo significa che, se un lavoro ha un importo totale di 1.000 euro e vanta una detrazione del 50%, con lo sconto di dovranno pagare solamente 500 euro. Diversamente, con la cessione del credito d’imposta, la cosa non è così automatica. Un credito d’imposta del valore nominale di 1.000 euro, infatti, potrebbe essere ‘venduto’ non a 1.000 euro, quanto a 900 euro. Ma è anche vero che, per capire davvero se lo sconto è conveniente, è necessario confrontare i prezzi dei fornitori con quelli del mercato, nonché valutare la dimensione del fornitore. La scelta, dunque, può essere diversa di caso in caso. 

Come funziona la cessione del credito

Si è dunque detto che i contribuenti che effettuano dei lavori per il risparmio energetico possono accedere alle detrazioni, e quindi anche alla cessione di credito. Questa cessione del credito viene effettuata in favore del fornitore dei beni e dei servizi. A sua volta, anche il fornitore può cedere il credito d’imposta ai propri fornitori, i quali però non possono fare altrettanto. Nell’articolo 10, comma 3-ter, del decreto legge n. 34/2019 si sottolinea però a chiare lettere che non è possibile, in nessun caso, cedere il credito d’imposta a intermediari finanziari o a istituti di credito.

In ogni caso, l’opzione dovrà essere comunicata all’Agenzia delle Entrate entro il 28 febbraio dell’anno successivo: in caso contrario, la richiesta sarà da considerarsi inefficace.

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