Ormai tutti quanti sanno piuttosto bene di cosa si parla quando si nominano le parole ‘impianto fotovoltaico’, e in particolare ‘fotovoltaico residenziale‘. Resta però una certa confusione di fondo per quel che riguarda le varie forme di consumo dell’energia prodotta dall’impianto fotovoltaico, le quali dipendono ovviamente dai dispositivi di cui è dotato il sistema nel suo insieme: un impianto dotato di batterie d’accumulo ha una sua logica di funzionamento, mentre un impianto fotovoltaico senza sistema d’accumulo non può che seguire una logica differente. Ma qual è, nel concreto, la differenza tra autoconsumo immediato, autoconsumo differito e scambio sul posto?

Anatomia di un impianto fotovoltaico residenziale

Prima di vedere più da vicino le tipologie di consumo in base alle tecnologie utilizzate, è certamente il caso di dedicare qualche riga al fotovoltaico residenziale in generale: si scrive, si dice e si legge talmente tanto su questo argomento, infatti, che è facile farsi delle idee sbagliate.

Un impianto fotovoltaico residenziale è un sistema che produce energia elettrica a chilometri zero a partire da un fonte rinnovabile – l’energia solare – per metterla a disposizione di un unico utente, ovvero la famiglia che abita l’immobile (o più famiglie nel caso di immobili con più unità abitative). Ne consegue dunque che il fotovoltaico residenziale non utilizza, di per sé, una rete di distribuzione dell’energia, così da non prevedere nessun costo per la trasmissione e per la distribuzione dell’energia. Installare dei pannelli fotovoltaici sul tetto della propria casa, quindi, non significa solamente risparmiare sulla produzione dell’energia elettrica, ma anche sulle spese di trasmissione, sugli oneri di sistema e ovviamente sulle accise. Questo significa che, una volta pagati gli accessori che compongono l’impianto fotovoltaico, l’energia elettrica prodotto ha un costo molto vicino allo zero.

È dunque importante, a questo punto, capire da cosa è composto un impianto fotovoltaico: non vogliamo certo fare un corso per addetti al montaggio di sistemi fotovoltaici, addentrandoci in profondità. Ma siamo convinti che, per fare un investimento saggio, è importante capire quali sono i componenti chiave dell’impianto. Per prima cosa ci sono ovviamente i pannelli fotovoltaici, ovvero i moduli i quali – tipicamente installati sul tetto a un’inclinazione compresa tra i 32 e i 38 gradi di inclinazione – producono in presenza di raggi solari della corrente continua. Questa, però, non può andare direttamente ai nostri elettrodomestici. Viene dunque trasformata in corrente alternata dall’inverter, il quale per l’appunto ha il compito di rendere ‘fruibile’ l’energia elettrica dell’impianto fotovoltaico. Il tutto viene tendenzialmente tenuto sotto controllo da un sistema di monitoraggio, che tiene sott’occhio il funzionamento dell’impianto e individua eventuali criticità (come abbiamo visto alcuni giorni fa con i sistemi 4-Noks, questi dispositivi di monitoraggio per impianti fotovoltaici possono anche essere utilizzabili da remoto, per controllare l’impianto e attivare eventualmente dispositivi come lavatrici o pompe di calore, in modo da sfruttare l’energia elettrica in esubero).

A completare un impianto fotovoltaico c’è tipicamente un contatore di scambio bidirezionale, che serve a controllare i movimenti in entrata e in uscita sulla rete elettrica. Sono inoltre sempre più diffuse le batterie, ovvero i sistemi di accumulo che permettono di immagazzinare l’energia elettrica prodotta dai moduli.

A partire da questi presupposti, possiamo agevolmente spiegare qual è la differenza tra autoconsumo immediato, autoconsumo differito e scambio sul posto.

La differenza tra autoconsumo immediato, autoconsumo differito e scambio sul posto

L’autoconsumo immediato è il funzionamento tipico dell’impianto fotovoltaico: i moduli esposti al sole generano dell’energia elettrica che viene utilizzata immediatamente dai carichi casalinghi. Non sempre, però, è possibile utilizzare istantaneamente l’energia creata, e per questo si ha dunque a che fare con dell’elettricità in esubero. In questo caso ci sono diverse soluzioni. É per esempio possibile dotare l’impianto di un sistema di accumulo, così da immagazzinare in capienti batterie l’energia in eccesso per poi usarla al momento del bisogno, come per esempio al calar del sole: in questo caso si parla, per l’appunto, di autoconsumo differito. Diversamente, l’energia in eccesso può essere ‘venduta’ alla rete, attraverso lo scambio sul posto, per poi acquistare dalla stessa rete l’elettricità necessaria al momento del bisogno. Come è noto, il massimo del risparmio si ottiene con l’autoconsumo, attraverso soluzioni di accumulo o di ottimizzazione dell’autoconsumo.

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